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martedì 22 novembre 2016

"FESTA DELL'ORGOGLIO EDUCATIVO - NO CUT PARTY 8" SABATO 10 DICEMBRE DALLE 20:00 AL TPO BOLOGNA.

Gli Educatori Uniti Contro i Tagli presentano la Festa dell'Orgoglio Educativo, iniziativa di auto finanziamento per sostenere le nostre campagne, eventi, programma radio, libera informazione sul mondo del sociale e lotte. Cinque anni di presenza sul territorio per difendere diritti, reddito, lavoro e dignità professionale e ancora una volta chiediamo il vostro sostegno e contributo. Vi aspettiamo numerosi. Programma della serata:

Dalle 20:00 Aperitivo-cena con "Mucchio Selvaggio" e suoi ciacci e tigelle dall'Appennino.

- Musica ed integrazione: live acustico "Alpha Band"

- Presentazione "Sportello ascolto psicologico lavoratori/trici del sociale curato dalla Dott.ssa Serena Saggiomo.

- Breve presentazione Coordinamento Educatori Uniti Contro i Tagli - ReNOS

- Dalle 22:30 LIVE con ETNIA SUPERSANTOS E NICO ROYALE
a seguire Dj SET con Dj Rox (Etno, Ska, Reggae e Rock selection)

INGRESSO 3 EURO

Evento facebook: https://www.facebook.com/events/1705821706401992/?active_tab=about




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"FESTA DELL'ORGOGLIO EDUCATIVO", gli Educatori Uniti Contro i Tagli presentano lo "Sportello ascolto psicologico lavoratori/trici del sociale" curato dalla Dott.ssa Serena Saggiomo.
SPORTELLO DI SOSTEGNO PER EDUCATORI
Perche’
Il lavoro di educatore (in qualunque servizio venga prestato) porta inevitabilmente ad entrare in contatto con realta’ difficili che molto spesso non vengono metabolizzate correttamente e, se non affrontate in modo adeguato e con il giusto sostegno, possono essere causa di stress e conflitti nell’operatore.
Le peculiarita’ delle professioni di aiuto, la specifica difficolta’ dell’utenza e la caratteristica spesso precaria e instabile del lavoro di educatore possono facilmente creare vissuti di insicurezza, stress e disagio nel lavoratore con conseguenze che possono spaziare da disturbi psicosomatici a vissuti di ansia generalizzati, e un senso di impotenza.
Il burnout è generalmente definito come “sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate”.
Tale problematica viene spesso pero’ sottovalutata sia dalla “dirigenza” (che finisce per abituarsi ad un continuo “turnover” dei lavoratori con relativi costi e disagi per l’utenza) che dagli educatori stessi, che finiscono per percepire il loro malessere come “inadeguatezza al ruolo” o che finiscono per soffrire di disturbi anche fisici, legati a stress e sovraccarico di lavoro.
La presenza di uno sportello di sostegno psicologico puo’ rappresentare un modo per raccogliere dati (in forma rigorosamente anonima) su che proporzioni ha raggiunto questo fenomeno nella citta’ di Bologna, un tempo famosa per il suo modello di Welfare, e per sostenere il singolo educatore, aiutarlo a prendere coscienza del problema e consigliargli percorsi adatti, volti soprattutto a costruire una cultura del benessere nel lavoratore.
Come
Lo sportello e’ aperto un pomeriggio a settimana e offre un Massimo di 5 colloqui a persona ed e’ gestito da una psicologa-psicoterapeuta di orientamento psicodinamico.
Ai colloqui si accede gratuitamente tramite prenotazione telefonica e ogni colloquio dura circa 45 minuti.
Il colloquio (protetto dal segreto professionale) ruotera’ attorno alle necessita’ dell’educatore e avra’ come finalita’:
- Ascoltare in uno spazio neutro e libero il disagio che il lavoratore porta, e riflettere con lui sulle sue possibili origini, in modo da prevenire manifestazioni come acting out o somatizzazioni.
- Promuovere una cultura del benessere psicologico del lavoratore che puo’ diventare motore di una richiesta concreta da parte degli educatori di maggiori politiche di sostegno lavorativo.
- Rilevare e monitorare alcuni indicatori di rischio in determinati servizi, dovuti anche ad una carenza di attenzione psicologica nei confronti del lavoratore.

Ulteriori dettagli vi saranno dati durante la presentazione, vi aspettiamo!
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Sabato 10 dicembre "Festa dell'orgoglio educativo", aperitivo con ALFA BAND "Musica ed integrazione":
ALFABAND
La storia di Alfaband inizia dall’incontro con Alfredo Albertan Min, alla scuola popolare di musica Ivan Illich di Bologna, quando i suoi genitori lo iscrivono alle lezioni individuali di batteria. Alfredo soffre della sindrome della X-fragile, una malformazione genetica del cromosoma X. All'epoca, nove anni di età, la musica era uno dei percorsi tramite i quali i suoi genitori hanno cercato di offrirgli un’opportunità per esprimersi. Alfredo non era interessato ad un apprendimento delle tecniche, ma voleva interagire utilizzando un linguaggio improvvisativo, di puro sfogo catartico, su piatti e tamburi. Provammo poi a coinvolgere anche altri allievi, per arricchire questa interazione, con l'intera classe di batteria, con l'immediato risultato di vedere molta più energia e motivazione da parte di Alfredo, che coinvolgeva quindi tutti gli altri. Alfredo cominciava così a raccontare agli amici e compagni di scuola di suonare in un gruppo. Questo ci diede l’idea di provare a formare, negli anni successivi, non più una classe di batterie, ma un vero gruppo di strumenti eterogenei, coinvolgendo volontari tra gli allievi e gli insegnanti della scuola stessa. In queste occasioni Alfredo ha dimostrato di essere in grado di esprimersi musicalmente anche con il pianoforte e con la voce. L'organico cambiava a seconda delle disponibilità dei volontari, fino a quando abbiamo deciso di formare un gruppo al di fuori della realtà di ‘scuola’ e abbiamo consolidato il gruppo ad un quartetto, formato da Alfredo, alla batteria, pianoforte, voce e percussioni; Emiliano Visconti, chitarra; Marco Venturi, pianoforte e Mario Martignoni, batteria e percussioni. Insieme abbiamo deciso il nome del gruppo, un nome obbligato, visto che Alfa è il diminutivo abituale di Alfredo. Va aggiunto che tutto il percorso effettuato in questi anni non è assolutamente né didattico né terapeutico. I rapporti che si sono creati sono di scambio, perchè se da un lato i “musicisti” che ne hanno fatto parte hanno portato il loro bagaglio tecnico e di esperienza del linguaggio musicale, dall'altro lato l'espressività, le dinamiche, la spontaneità, portate da Alfredo, hanno arricchito in maniera del tutto particolare l'organico. Consideriamo anche che tutti i brani prodotti partono sempre da una idea di Alfredo che viene poi elaborata da tutti. Un primo repertorio fu creato dagli avvicendamenti di Alfa ai vari strumenti che lo interessavano, con la conseguente attribuzione dei titoli ai brani. Un altro progetto, sempre su proposta di Alfa, è stata la sonorizzazione del video-documentario delle grotte di Frasassi. Negli ultimi tempi la scrittura dei testi e la loro interpretazione è diventata la forma che esprime meglio la creatività di Alfredo, e il suo ruolo di vocalist è diventato decisamente preponderante. In seguito ci sono stati ulteriori avvicendamenti nel gruppo, che ora presenta questa formazione: Alfredo Albertan Min: voce, testi; Daniele Calandra: chitarra; Marco Venturi: tastiere; Pierpaolo Vicinelli: basso; Mario Martignoni: batteria.
Come conclusione possiamo affermare che situazioni come Alfaband possono risultare terapeutiche, ma altrernando i ruoli di ‘terapeuta’ e ‘fruitore’.
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ETNIA SUPERSANTOS ALLA “FESTA DELL’ORGOGLIO EDUCATIVO” SABATO 10 DICEMBRE AL TPO
A NON-BIOGRAFIA ETNIA SUPERSANTOS.
Il discorso musicale avviato dai grandi autori italiani alla fine degli anni ’70 e proseguito negli anni ’80, quella canzone che aveva rotto gli argini della definizione di genere, è rientrata nei ranghi.
Ispirati da quella stagione musicale, i supersantos riavviano i lavori, modernizzando e facendo proprio quello spirito d’avventura. E’ una musica cordiale, frizzante, condita qua e la con qualche battuta di spirito, che fa della semplicità la sua cifra stilistica. Un itinerario artistico senza gravità, molto sincopato e fatto col groove. Il suono dei Supersantos è una commistione di folk, pop, blues, dance anni 80, reggae, rocksteady e swing che converge in un'unica direzione: La Canzone, La Canzonetta, La Canzonaccia, La Canzonissima, La Canzonata... Le melodie e le parole scritte da Bruno Damiani lottano nel tentativo di avvicinare tematiche sociali, disimpegno e poesia ad una genuina spensieratezza sonora. La sua missione è quella di amalgamare testi e sonorità, di scovare armonie e ritornelli. Il collante che tiene assieme tutti questi elementi apparentemente inconciliabili è l’idea, il suono musicale della band la personalità. I supersantos si autodefiniscono “avventurieri della musica”. La lunga gavetta ha permesso alla band di esibirsi nelle situazioni più diverse, dai locali alle manifestazioni di tutta Italia, di vincere premi e ricevere riconoscimenti. La forte attitudine comunicativa della band si tramuta in spettacoli solari, in una miscela di ritmo ed ironia con una buona risposta di pubblico. Nel 2009 vincono il premio di booking messo in palio dall’ etichetta indipendente “La fabbrica” nella finale emiliano-romagnola di Martelive. Nel luglio dello stesso anno, dopo diverse demo, registrano il loro primo vero disco "Arlecchino Cinema" negli studi Adesiva Discografica di Milano con la direzione artistica di Paolo Iafelice (De Andrè, Capossela, Silvestri, Pacifico...). Nel 2011 presso i giardini sonori di Piacenza registrano l'inedito " Io la frikkettona e il rakkettone",
mixato da Cristiano Sanseri, presente nell' Emilia Romagna Indie compilation. Nello stesso anno esce il singolo "Radio Radio Radio" con la partecipazione di Gianluigi Carlone (Banda Osiris, registrato negli studi di Adesiva discografica da Paolo Iafelice ), seguito dal videoclip che anticipa l'uscita del nuovo album. Dopo un freddo inverno passato tra sale prove, studi e case chiuse esce il 19 giugno 2012 il secondo album in studio a Milano "L' abominevole uomo delle fogne"Arricchiscono il lavoro strumentisti d’eccezione come Gianluigi Carlone (Banda Osiris), Francesco Giorgi (Trio Radio Marelli), Gianni Masci (Jolaurlo), Gaetano Santoro (Roy Paci, Aretuska) e Roberto Solimando (Musici). Il disco viene promosso da Puglia Sound e Adesiva Discografica e, seguito da un tour che in ottobre dello stesso anno porterà la band addirittura fino a Sarajevo nella ricerca di questo abominevole uomo, forse anello mancante dell'evoluzione darwiniana o, forse unico elemento comune di ogni essere umano?...continua...
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Biografia

NICO ROYALE


All' anagrafe Nicola Boreali, è uno degli artisti più interessanti della scena reggae e dancehall italiana. Con il suo stile melodico ma allo stesso tempo esplosivo si esprime su ogni tipo di sonorità dal roots al dub, dalla dancehall all'hip hop. 

Dopo i primi anni come batterista nel gruppo punk Twine Baskets si innamora del reggae ed inizia la sua carriera come mc nella Casalypso Big Family Crew, fondata nei primi anni 2000.

Nello stesso periodo registra i primi singoli assieme a Mickey Tuff di Forward the Bass Hi-Fi e assume il nome di Nico Royale, mentre è chitarrista e voce della band reggae bolognese Baba Sound.

Nel 2003 partecipa come attore a «Quanti siamo Quelli che siamo», film di Enza Negroni sugli ultrà bolognesi, interpretanto il ruolo di "Sandrino", storico ultrà rosso-blu.

Nel 2005 si trasferisce e vive per un anno a Città del Messico dove entra in contatto con la scena locale esibendosi in Messico, Panama e Cuba. Collabora con molti artisti centro e sud americani fra cui El Aaron (Mex), Boca Floja (Mex), Ness Y Los Sensacionales (Panama)

Tornato in Italia incide prima un demo omonimo nel 2006 e poi, nel 2009, il primo cd ufficiale dal titolo "Singa" prodotto dall' etichetta ed associazione culturale "Montagna di Suono" con il supporto del progetto B-Dub (Matteo Magni e Marco Fioretti)

La title track "Singa" verrà stampata su un vinile 45 giri dall' etichetta Segnale Digitale.

Negli anni successivi gira in lungo e largo la penisola assieme a uno dei pioneri del reggae italiano, Markone, del gruppo Bombabomba membro di B-dub e con il quale, da quel momento in avanti condividerà molti concerti, produzioni ed esperienze.

L'incessante attività live trova riscontro ovunque, anche oltre confine (Spagna, Svizzera, Repubblica Ceca, Slovacchia, Francia, Germania, Portogallo, Inghilterra) tanto che nel 2010 ritorna in Messico per un tour di 10 date sold out assieme al collettivo Bungalo Dub.

Sempre nel 2010 inizia ad esibirsi e a collaborare con la Dangerous band, backing band formata da alcuni dei migliori musicisti reggae italiani.

Dopo il disco d'esordio "Singa" (Montagna di Suono 2009) realizza numerosi singoli prodotti da etichette italiane ed internazionali come Bizzarri Records, Greezly production, Nite Lite, Supersonic Sound, Dasvibes jamaica, Germaica Records, Shastri Music, Dreadsquad e altre ancora.

Nel 2014 esce il suo secondo album "Illegale". L' album viene definito dallo stesso artista "pirata" in quanto frutto della collaborazione con Rap Pirata, etichetta fondata dal rapper Inoki.

Nel 2015 il collettivo basco "Revolutionary Brothers" pubblica il suo secondo 45 giri: Sing With My Heart.

Nello stesso anno firma per l' etichetta torinese Trumen Records.

Il 20 maggio del 2016 esce "Ghetto Stradivari", il terzo album ufficiale, assieme al nuovo video "Vorrei", girato tra luoghi suggestivi e abbandonati a Bologna e Livorno. L'album in poche ore arriva al secondo posto della classifica reggae di Itunes italia. 

#GhettoStradivari
> ascoltalo su SPOTIFY: http://spoti.fi/1XrkzTW
> compralo su ITUNES: smarturl.it/ghetto_iTunes


SINGA (2009): http://www.rockit.it/nicoroyale/album/singa/11206

ILLEGALE (2014): http://www.rockit.it/nicoroyale/album/illegale/25533

martedì 15 novembre 2016

"FESTA DELL'ORGOGLIO EDUCATIVO" WORK IN PROGRESS

Stiamo lavorando all'organizzazione della nostra festa di autofinanziamento "Festa dell'Orgoglio Educativo - No Cut Party 8" che si terrà il 10 dicembre al Tpo - Bologna. Tenetevi aggiornati per sostenere e condividere le iniziative degli Educatori Uniti Contro i Tagli...Stay tuned


sabato 29 ottobre 2016

Articolo "Il Grande Fratello nelle scuole" di Paolo Coceancig

Nuove professioni in tempi di crisi: gli operat(t)ori
Di Paolo Coceancig – Coalizione Civica Bologna
E’ stata appena approvata alla camera la legge unificata n.261 che si pone come obiettivo la sicurezza negli asili e negli istituti per anziani e disabili. La necessità di una regolamentazione della materia è nata, a detta del legislatore, dal recente aumento di casi di maltrattamenti all’interno delle strutture prese in considerazione. Il provvedimento, infatti, tra le altre cose prevede“l’introduzione di un sistema di videosorveglianza con telecamere a circuito interno per garantire la sicurezza in alcune strutture pubbliche e private, quali gli asili nido, le scuole dell’infanzia o le strutture socio-assistenziali, che ospitano categorie di soggetti particolarmente vulnerabili”. Facile prevedere che al consenso bipartisan del parlamento (unica forza contraria SI, astenuti i Cinque Stelle) farà seguito l’entusiasmo quasi unanime del paese. D’altra parte, come spesso succede in questi casi, una volta avviato l’iter parlamentare, i nostri solitamente remissivi mass media (con la TV di stato in testa) si accorgono all’improvviso dell’esistenza di abusi e prevaricazioni all’interno di asili e case di cura e cominciano a denunciarli con frequenza quotidiana, preparando così il terreno al plauso generale del paese per l’approvazione del provvedimento. Lo dico subito e lo dico da operatore: questa misura a me inquieta. Sia ben chiaro: non si tratta certo di minimizzare la portata di questi vergognosi episodi (peraltro numericamente limitati se rapportati al numero complessivo di strutture di questo tipo sul territorio nazionale), né di evitare di prendere tutte le misure necessarie affinché queste persone siano punite e non lavorino mai più in ambienti relazionali così delicati, ma siamo sicuri che la strada giusta da percorrere sia quella della spia elettronica permanente? Tagli del personale, rapporti numerici palesemente insufficienti per rispondere alla complessità della nuova popolazione scolastica, strumenti di lavoro vecchi in edifici spesso non a norma, retribuzione del personale (soprattutto nei casi di strutture a gestione privata) al limite della soglia di sussistenza, il tutto testimoniato da un aumento sintomatico dei casi di burn out e da un deterioramento diffuso delle pratiche relazionali proprio nei luoghi di lavoro dove si dovrebbe promuovere socialità. Nessuna di queste cause di malessere sarà intaccata dal nuovo provvedimento: difficoltà organizzative e disagio personale rimarranno e pure gli abusi; i peggiori, quelli di tipo psicologico, non li può cogliere neppure la telecamera più sofisticata. E poi ci sarà sempre qualche metro quadro al riparo dell’occhio elettronico, a meno che non si voglia violare laprivacy dei lavoratori anche quando vanno in bagno. Non ci bastano a compensazione le migliorie che sono state apportate alla bozza iniziale, laddove si parla di una maggior attenzione alla formazione per gli operatori e ai requisiti d’ingresso e neppure le limitazioni all’uso che sono state introdotte: l’installazione di telecamere può avvenire solo previo accordo sindacale e la visione delle riprese è esclusivamente riservata alla magistratura e alla polizia giudiziaria. La questione, infatti, non è chi guarderà i filmati, bensì chi inquadrerà la telecamera. Qualsiasi relazione umana, e a maggior ragione quelle più delicate, viene falsata se chi deve avviarla opera con la consapevolezza di avere una telecamera puntata addosso. Una relazione di cura ha bisogno di un contesto originario di autenticità particolare affinché possa poi trasformarsi in un intervento educativo efficace. Se viene meno il vincolo fiduciario tra chi “consegna” il proprio caro e chi lo accoglie per prendersene cura viene meno la premessa necessaria affinché quell’intervento possa avere la sua naturale evoluzione. Creatività, intimità, complicità: l’ABC delle nostre professioni spazzato via al primo “ciak si gira”. Sta succedendo qualcosa di simile un po’ dovunque, pensiamo al mondo della salute mentale: lo spazio eroso all’approccio riabilitativo meno ospedaliero viene compensato da un ricorso sempre più massiccio alla contenzione farmacologica, con il conseguente potenziamento delle sbarre di quel manicomio chimico denunciato dagli psichiatri più “riluttanti” come Pietro Cipriano. Scorciatoie facili e a portata di mano al posto di percorsi di elaborazione e di riflessione, pillole al posto di progetti d’inclusione, telecamere al posto di spazi di socializzazione, “protocollismo” al posto di umanesimo, repressione al posto di prevenzione, il tutto a un costo enorme per la società: economico e culturale. L’indifferenza generale per ogni forma di ricerca, con la conseguente fuga all’estero dei nostri “cervelli” migliori, è la conferma concreta del disinteresse che le nostre istituzioni nutrono verso tutto ciò che è “pensiero”, sviluppo di idee nuove. E’ la resa incondizionata dell’umano ai suoi limiti, con l’aggravante dell’ambizione illusoria che la delega alle macchine e al decisionismo spicciolo possano in qualche modo protrarre la nostra quota di benessere all’infinito. L’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero” cantava più di trent’anni fa Franco Battiato. Il plauso gaudente all’approvazione della legge di alcuni gruppi di genitori coalizzati sui social network che all’inizio del percorso della legge chiedevano addirittura delle webcam collegate direttamente con i loro telefonini grazie ad un’apposita app, ce la dice lunga sull’orlo di quale baratro siamo arrivati.
“Colui che apre la porta di una scuola, chiude una prigione” scriveva nell’ottocento Victor Hugo. Il rischio reale è che avanti di questo passo snatureremo le nostre scuole a tal punto da renderle simili a delle prigioni, il tutto senza essercene neppure accorti.
(Articolo ripreso dal sito http://www.leila.network/)

mercoledì 12 ottobre 2016

"Signore e signori il welfare è sparito" Dal Bolognese, un prezioso esempio di informazione dal basso: una trasmissione radiofonica realizzata direttamente dagli operatori sociali

Spesso gli operatori sociali vengono associati al silenzio e alla rassegnata accettazione di un destino di precarietà. Un luogo comune smentito dai sempre più numerosi episodi di lotta che li vedono coinvolti e da esperienze come quella che restituiamo in questa intervista, relativa ad una trasmissione radiofonica (Signore e Signori il Welfare è sparito) dell'emittente bolognese Radio Kairos, realizzata direttamente da operatori sociali e volta a documentare le battaglie per migliorare la propria condizione lavorativa e impedire lo smantellamento dei servizi a sostegno dei più deboli. Giunta, in questa primavera, al suo quinto anno, la trasmissione, non ha perso nulla del suo spirito originario (ben esemplificato dal video, di inizio 2012, qui proposto). Dopo aver contribuito, come spiegano i nostri interlocutori, alla creazione di collegamenti nazionali fra operatori, è possibile che quest'originale esempio di informazione dal basso solleciti ancora altri colleghi, sparsi nella penisola e a tutt'oggi isolati, ad attivarsi, incominciando magari dal racconto pubblico della propria esperienza.

Anzitutto, vorremmo ragguagli sull'origine della trasmissione, che sappiamo essere intrecciata all'esperienza degli Educatori Uniti Contro I Tagli... Sì, tenete presente che gli EUCIT sono nati nella primavera del 2011 a Casalecchio di Reno (BO) in seguito all’acquisizione, da parte del consorzio ASC, dei Servizi Sociali fino ad allora gestiti in delega dalla locale Azienda AUSL. Tale passaggio si è accompagnato ad un drastico taglio di servizi, con conseguente ridimensionamento dei monte ore di molti operatori. I politici, gli amministratori di quel distretto hanno provato a rifilarci i tagli come inevitabili, indicando in noi e nei cittadini cui rivolgevamo i nostri servizi gli agnelli da sacrificare al dio bilancio, penultimi e ultimi insieme nella stessa barca da affondare. E noi non ci siamo stati. La necessità di trovare spazi nuovi per far sentire la nostra voce dissonante rispetto a tali politiche di svilimento del welfare ci ha spinto ad allargare la rete dei nostri contatti, partendo da mondi limitrofi al nostro, come i centri sociali, tra cui il TPO di Bologna, che ci ha subito ospitato e che ci ospita ancora. Inoltre, eravamo fortemente animati dall'esigenza di informare più gente possibile su quanto accadeva, visto che i media ufficiali non informavano o lo facevano in modo strumentale e distorto. Alcuni di noi avevano già avuto esperienze di radio in gioventù sia a Bologna ( Radio Alice, Radio città del Capo anni '80) che nel sud, in Sicilia, sull'onda di Radio Aut di Peppino Impastato. Non è stato un caso se i compagni di Radio Kairos (nata all’interno dello stesso TPO) ci hanno offerto uno spazio nella loro emittente... 

Uno spazio che ormai esiste da ben cinque anni... E che, come tutte le cose che si muovono, che non stanno ferme, è poi diventato altro da un semplice pulpito di denuncia, ovvero il punto di riferimento mediatico per tutti quelli che di welfare vivono, per tutti quelli che di poco welfare muoiono. L’unica trasmissione condotta da educatori, cioè da chi ogni giorno opera sul territorio, da chi vive sulla propria pelle le ferite che i tagli dissennati ai servizi producono quotidianamente, da chi convive con la sofferenza di chi non ha diritto di parola, di chi non ha parola. D'altronde, è stato proprio grazie a questa trasmissione radio, che è possibile ascoltare anche in streaming, dunque in momenti diversi e comodamente dal proprio pc, che è nata la Rete Nazionale Operatori Sociali (RENOS). Ci ascoltavano altri colleghi e colleghe isolati nelle loro realtà e che per la prima volta, ci hanno detto, non si sono sentiti più soli, apprendendo che le problematiche sono molto trasversali e che la crisi del nostro mestiere tocca il nord come il sud. Oggi la nostra trasmissione si lega a temi della realtà locale ma siamo in contatto con diverse esperienze a livello nazionale, tra cui Let's di Bologna, Animazione Sociale di Torino, il gruppo Ed. Gli Asini, il lusso di pensare...abbiamo intervistato sociologi, politici locali e di altre regioni, accogliamo oggi anche contributi di colleghi di altri luoghi che possono tramite noi avere voce ed ogni settimana connettiamo la pagina fb alla nostra trasmissione per dare la possibilità a tutti i colleghi che lo vogliano di essere attivi e di mettersi in contatto con noi. Infatti ci arrivano in continuazione richieste di affrontare questo o quell'argomento, e sistematicamente diamo voce a tutti. In 5 anni siamo molto cresciuti anche nel modo di fare radio, strutturando la trasmissione secondo un orizzonte sempre più largo, che parte dalla realtà prettamente educativa che ci riguarda direttamente, per giungere ad un confronto complessivo col Welfare, nel segno di un'analisi critica ma spesso anche propositiva. Proponiamo chiavi di lettura a chi non riesce ad orientarsi perché i giornali non gli fanno conoscere cosa accade intorno. 

Il campo del sociale è vastissimo, comprendendo un'infinità di forme di assistenza alla persone. Quali sono - a parte quelli educativi - i servizi di cui vi siete occupati di più, sinora? 
Tutti, nessuno escluso. Chiunque - ovviamente una volta verificata la fondatezza della sua denuncia - può trovare spazio nella nostra trasmissione per contestare una situazione critica, di sfruttamento o semplicemente di contrazione delle risorse nel servizio in cui lavora. Ci siamo dunque occupati di minori, handicap, interventi nello scolastico e tanto altro ancora. E' da molto che non siamo più concentrati sui soli tagli. Per esempio, da qualche tempo seguiamo, insieme ad alcuni addetti ai lavori, l’evolversi delle vicende nel campo della psichiatria bolognese e nazionale (chiusura degli OPG, associazionismo di pazienti e famigliari, esperienze pilota, lotta alla contenzione fisica ecc.). 

I servizi educativi, che maggiormente vi vedono coinvolti, includono anche l'inclusione degli alunni disabili nelle scuole. Che tipo di rapporti avete sviluppato con i genitori di questi ultimi? 
Fin dall’inizio abbiamo cercato di tessere una rete fiduciaria con le associazioni di familiari (soprattutto nel campo dell’handicap) del territorio di Casalecchio. Una manifestazione popolare da noi indetta in quel territorio per contrastare la politica dei tagli, senza bandiere di partito né di sindacato, anche grazie all’adesione convinta di queste associazioni ha avuto un successo straordinario. Anche in radio ospitiamo, non di rado, familiari e utenti per dar loro voce, convinti come siamo che l’interesse della nostra categoria coincida con quello della persone verso cui prestiamo i nostri servizi: migliori sono le condizioni in cui ci troviamo ad operare, migliore risulterà la prestazione fornita. 

Prima avete parlato di interviste a politici, locali e non solo. In generale, nel vostro spazio radiofonico, come vi regolate rispetto alla loro presenza?
 
In trasmissione tutti hanno diritto di parola, non solo gli operatori sociali. Sono intervenuti più volte politici, amministratori, dirigenti, anche persone da cui siamo stati avversari in specifiche campagne politiche. Nessuna censura dunque, tutte le posizioni hanno diritto di parola, anche quelle che contrastiamo, purché si mantengano nell'ambito di una dialettica anche aspra ma civile. Poi, è chiaro, tutti sanno che noi siamo un collettivo di parte e tutti sanno da che parte stiamo. Questa trasparenza non può che garantire l’interlocutore. 

C'è un altro aspetto, poc'anzi accennato, su cui vorremmo tornare. Il modo in cui vi siete relazionati alla condizione degli operatori sociali di altre parti d'Italia...
 
In questi cinque anni di vita abbiamo visto nascere su altri territori esperienze simili alla nostra, da Ancona a Reggio Calabria, da Venezia a Napoli, da Rimini a Milano e ora anche a Roma: un unico grido di resistenza contro l’apparente ineluttabilità di una cultura del diritto che abdica, lasciando il posto allo stato sociale dell’elemosina, all’outlet della beneficienza. Tutti questi amici e compagni, non solo quelli appartenenti alla rete RENOS di cui siamo la voce ufficiale, sanno che questo programma è anche loro, li sentiamo spesso questi amici, questi colleghi e spesso diamo voce alle loro sofferenze, ai loro disagi. 

Bologna e la sua provincia vengono ancora indicate come aree del benessere, soprattutto in confronto ad altre zone della penisola più disagiate e prive di servizi. Sulla base della vostra esperienza e del confronto con altre realtà, quanto ritenete fondata questa opinione assai diffusa? 
Il fatto che in altre parti d’Italia per la situazione dei lavoratori del sociale, soprattutto a livello contrattuale, si possa in molti casi parlare di un vero e proprio sfruttamento di manodopera, non ci dispensa dal denunciare quanto, anche qui da noi, si vada inesorabilmente sgretolando, anno dopo anno, quel sistema di difese e di tutele delle fasce sociali più deboli che un tempo era il fiore all’occhiello del modello emiliano. In ambito socio-sanitario poi, non si può parlare di meno peggio oppure di meglio che niente: stiamo parlando di diritti fondamentali della persona, non di merce barattabile al mercato delle pulci. Aggiungiamo che il mito del buon welfare emiliano è crollato da un pezzo, proprio come le competenze di chi politicamente lo amministra e gestisce.

Intervista pubblicata sul sito http://www.pane-rose.it/

venerdì 16 settembre 2016

Comunicato: "Brutto inizio di anno scolastico per il Comune di Sasso Marconi."

"Brutto inizio di anno scolastico per il Comune di Sasso
Marconi."

Apprendiamo sconcertati che il Comune di Sasso Marconi ha proceduto a ridurre in modo cospicuo i fondi per le ore di sostegno educativo a favore di minori con disabilità. Il Comune ha tagliato circa il 25% delle ore educative stanziate lo scorso anno scolastico, con inevitabili ripercussioni negative sulla vita dei minori e delle loro famiglie. Questo significa concretizzare il rischio che alcuni minori rimangano sprovvisti dell’aiuto educativo che spetterebbe loro di diritto e in alcuni casi dell’affiancamento totale, necessario per affrontare il proprio percorso scolastico e di inclusione all'interno del gruppo classe. Non sono i minori e le famiglie che devono pagare il caro prezzo di scelte poco lungimiranti da parte del Comune e problemi di bilancio.
Altro dato allarmante da segnalare è che il suddetto Comune ha provveduto a tagliare ulteriormente ore educative dedicate alla prevenzione del disagio minorile sul territorio. Era notizia di luglio scorso la chiusura definitiva del servizio educativo pomeridiano di Piccolo Gruppo, strutturato ad hoc per sostenere famiglie del territorio e rivolto a minori frequentanti le scuole medie. Tale servizio, presente da diversi anni e già abbondantemente ridimensionato nel corso delle stagioni sia nelle giornate di apertura, sia per la copertura educativa, aveva permesso di creare un presidio di educatori ed educatrici professionali e una risposta concreta del Servizio Sociale a minori con fragilità scolastiche o con difficoltà relazionali.
Abbiamo recentemente appreso che anche il servizio di Educativa Territoriale, che funge da raccordo tra Scuola, Servizio Sociale e tutti gli enti che si occupano dei percorsi educativi dei minori sul territorio ha subìto un taglio di oltre il 37%, riducendo fortemente la possibilità di implementare azioni educative utili ai minori residenti sul territorio.
Sono inaccettabili tali tagli a quelle poche risorse educative che già esistono, senza preoccuparsi di trovare una soluzione alternativa, repentina ed efficace. Stiamo parlando di minori con disagio che andrebbero accompagnati con continuità, attenzione e premura da figure educative con lunga esperienza sul campo.
Noi Educatori Uniti Contro i tagli segnaliamo con forza la gravità di queste scelte e ci opponiamo alla logica poco lungimirante del taglio di Servizi alla Persona, soprattutto si tratta del percorso educativo dei minori più fragili.


PROPOSTE ATTIVE CONTRO LE NOTTI PASSIVE. GRAZIE (sulle dolorose vicende della collega di Busto Arsizio)

PROPOSTE ATTIVE CONTRO LE NOTTI PASSIVE. GRAZIE
(sulle dolorose vicende della collega di Busto Arsizio)
Siamo venuti a sapere solo ora del triste caso della collega molestata e seviziata da un gruppetto di minori in una comunità di Busto Arsizio nel marzo di quest’anno. L’educatrice infatti, esortata dai colleghi, ha sporto denuncia solo molti mesi dopo: troppa la paura di perdere il posto di lavoro, troppe le pressioni della cooperativa appaltatrice intimorita di non vedersi più assegnati minori a retta. Siamo tutti consapevoli che ogni mestiere comporta i suoi rischi e tra quelli del nostro c’è anche una nottata da incubo come questa. Non è questo il punto. La domanda che ci dobbiamo porre tutti, anche e soprattutto in considerazione del fatto che non stiamo parlando di un caso isolato, tutt’altro, è: si è fatto tutto il possibile per evitarlo quel rischio a livello organizzativo? Inoltre, esiste un’indennità economica per tale rischio? Ebbene, ora sappiamo la risposta. Scopriamo infatti che la collega, cui va tutta la nostra incondizionata e calorosa solidarietà, quella notte stava facendo un turno “passivo”, cioè non era retribuita normalmente (almeno normalmente, visto che altrove per infermieri e medici le notti prevedono indennizzi particolari), ma bensì con una cifra forfettaria di 8 euro! Tale fatto è indice di una situazione che è andata degenerandosi negli ultimi anni parallelamente ai tagli che hanno investito il sociale un po’ dappertutto nel nostro paese. Non si salva infatti nessuno: non la cooperativa, non le associazioni di categoria, ma neppure le committenze pubbliche che ben sanno in che condizioni operano gli educatori nei servizi esternalizzati alla cooperazione sociale, ma perseverano con la modalità delle gare al ribasso dove l’unico parametro di cui si tiene conto è quello economico. Lo diciamo ad alta voce ai parlamentari che hanno appena approvato una legge (la Iori-Binetti) che ha la pretesa, regolarizzandone i titoli d’accesso, di conferire nobiltà definitiva al nostro mestiere e che fingono di ignorare le condizioni in cui versa e di cui portano responsabilità non certo secondarie. Lo diciamo ai sindacati, soprattutto a quelli che hanno concesso che nel contratto collettivo nazionale dei lavoratori delle cooperative sociali porcate come la “notte passiva” potessero essere tranquillamente contemplate. Visto che siamo in definizione, si spera, del rinnovo, sarebbe già un bel segnale fare in modo che tale voce venga abolita per sempre. La solidarietà fatta di chiacchiere a vanvera ve la potete tenere.
Educatori Uniti Contro i Tagli

sabato 16 luglio 2016

La risposta del comune di Sasso Marconi al nostro comunicato ""SASSO MARCONI: CHIUSURA A SETTEMBRE 2016 DEL PICCOLO GRUPPO servizio educativo rivolto a preadolescenti"

Dopo il nostro comunicato stampa "SASSO MARCONI: CHIUSURA A SETTEMBRE 2016 DEL PICCOLO GRUPPO servizio educativo rivolto a preadolescenti", ecco la risposta che abbiamo ricevuto da Viviana Tarozzi, responsabile servizi educativi Città di Sasso Marconi:
"Da alcuni anni l'amministrazione comunale di Sasso Marconi sta lavorando in modo nuovo. La ratio anche nel caso del servizio educativo rivolto ai preadolescenti è una sorta di transizione da un modello orientato al contrasto mirato del disagio (innovativo all'epoca dei Piani di Zona del 2003 quando è partito il Piccolo Gruppo) ad un modello che oggi predilige lo sviluppo di condizioni di vita il più possibile inclusive con interventi diversi e trasversali, che comprendono coesione tra generazioni, culture e storie di vita differenti. Negli anni sono cambiate molte cose, sia le risorse disponibili sia le esigenze di prevenzione. Oggi intendiamo coraggiosamente promuovere tutte le forme di inclusione possibile perchè sono quelle che hanno dato i migliori risultati sia quantitativi sia qualitativi."
Questo il nostro commento: belle parole! Ma nel concreto? Come pensate di applicare "tutte le forme di inclusione possibile"? Il "contrato del disagio", come lo chiama lei - ed io utilizzerei davvero un'espressione diversa, meno discriminatoria - non è una diretta mediazione per la troppo citata e poco realizzata inclusione? Dove sono questi risultati, questi progetti? Inutile parlarci di nulla quando c'è di mezzo la vita di minori - minori della sua municipalità, di cui lei è socialmente e civicamente responsabile - vogliamo vedere una progettazione sensata, prima di smantellare servizi ad alta efficacia, che di risultati ne hanno portati di visibili.
Educatori Uniti contro i tagli


domenica 10 luglio 2016

Comunicato: "LA CADUTA A PICCO DEL WEFARE E DEI SERVIZI ALLA PERSONA"

LA CADUTA  A PICCO DEL WEFARE E DEI SERVIZI ALLA PERSONA

Ormai appare sempre più evidente la caduta a picco dei Welfare e dei Servizi alla Persona, su cui l'investimento degli enti pubblici tende a zero. Uno dei segnali più lampanti sta nelle situazioni occupazionali che gli operatori sempre più frequentemente vivono. Educatori con servizi sempre più spezzettati e frammentati a livello orario e territoriale, spostati improvvisamente e senza motivo palese da un servizio all'altro, con centinaia di ore da recuperare a causa di una discrepanza tra orario contrattuale e monte ore effettivo lavorato. Questo riguarda in maniera diffusa ogni operatore, col titolo o senza, che abbia 30 o 50 anni, indipendentemente dal dato anagrafico e la storia professionale.
Gli Educatori Uniti contro i tagli sono consapevoli dell'impossibilità di sostenere nel tempo tale situazione occupazionale e professionale, all'insegna della svalutazione, della mancanza di umanità e del mercimonio. Pensiamo che questo modo di fare Welfare da parte dell’Ente Pubblico e questo modo di “produrre" servizi siano altamente squalificanti per tutti gli attori in causa, sia per gli/le utenti, sia per lavoratori e lavoratrici, a livello umano, sociale e professionale.

Chiediamo più considerazione, più rispetto, più importanza al valore della persona. 

Ribadiamo la nostra vicinanza e il nostro totale supporto a tutti gli operatori che si trovano in tali situazioni insostenibili e a tutte le persone che subiscono le conseguenze disastrose del massacro dei servizi alla persona. Per costoro e per tanti altri gli Educatori uniti contro i Tagli continuano a esistere e ad essere operativi sul territorio. Chiunque cercasse sostegno, supporto, avesse bisogno di una voce, troverà in noi la risposta adeguata.


Educatori Uniti contro i tagli

Articolo sulla nostra trasmissione "Signore e signori il welfare è sparito"

"Signore e signori il welfare è sparito"

Dal Bolognese, un prezioso esempio di informazione dal basso: una trasmissione radiofonica realizzata direttamente dagli operatori sociali

(7 Luglio 2016)
Spesso gli operatori sociali vengono associati al silenzio e alla rassegnata accettazione di un destino di precarietà. Un luogo comune smentito dai sempre più numerosi episodi di lotta che li vedono coinvolti e da esperienze come quella che restituiamo in questa intervista, relativa ad una trasmissione radiofonica (Signore e Signori il Welfare è sparito) dell'emittente bolognese Radio Kairos, realizzata direttamente da operatori sociali e volta a documentare le battaglie per migliorare la propria condizione lavorativa e impedire lo smantellamento dei servizi a sostegno dei più deboli. Giunta, in questa primavera, al suo quinto anno, la trasmissione, non ha perso nulla del suo spirito originario (ben esemplificato dal video, di inizio 2012, qui proposto). Dopo aver contribuito, come spiegano i nostri interlocutori, alla creazione di collegamenti nazionali fra operatori, è possibile che quest'originale esempio di informazione dal basso solleciti ancora altri colleghi, sparsi nella penisola e a tutt'oggi isolati, ad attivarsi, incominciando magari dal racconto pubblico della propria esperienza.

Anzitutto, vorremmo ragguagli sull'origine della trasmissione, che sappiamo essere intrecciata all'esperienza degli Educatori Uniti Contro I Tagli... Sì, tenete presente che gli EUCIT sono nati nella primavera del 2011 a Casalecchio di Reno (BO) in seguito all’acquisizione, da parte del consorzio ASC, dei Servizi Sociali fino ad allora gestiti in delega dalla locale Azienda AUSL. Tale passaggio si è accompagnato ad un drastico taglio di servizi, con conseguente ridimensionamento dei monte ore di molti operatori. I politici, gli amministratori di quel distretto hanno provato a rifilarci i tagli come inevitabili, indicando in noi e nei cittadini cui rivolgevamo i nostri servizi gli agnelli da sacrificare al dio bilancio, penultimi e ultimi insieme nella stessa barca da affondare. E noi non ci siamo stati. La necessità di trovare spazi nuovi per far sentire la nostra voce dissonante rispetto a tali politiche di svilimento del welfare ci ha spinto ad allargare la rete dei nostri contatti, partendo da mondi limitrofi al nostro, come i centri sociali, tra cui il TPO di Bologna, che ci ha subito ospitato e che ci ospita ancora. Inoltre, eravamo fortemente animati dall'esigenza di informare più gente possibile su quanto accadeva, visto che i media ufficiali non informavano o lo facevano in modo strumentale e distorto. Alcuni di noi avevano già avuto esperienze di radio in gioventù sia a Bologna ( Radio Alice, Radio città del Capo anni '80) che nel sud, in Sicilia, sull'onda di Radio Aut di Peppino Impastato. Non è stato un caso se i compagni di Radio Kairos (nata all’interno dello stesso TPO) ci hanno offerto uno spazio nella loro emittente... 

Uno spazio che ormai esiste da ben cinque anni... E che, come tutte le cose che si muovono, che non stanno ferme, è poi diventato altro da un semplice pulpito di denuncia, ovvero il punto di riferimento mediatico per tutti quelli che di welfare vivono, per tutti quelli che di poco welfare muoiono. L’unica trasmissione condotta da educatori, cioè da chi ogni giorno opera sul territorio, da chi vive sulla propria pelle le ferite che i tagli dissennati ai servizi producono quotidianamente, da chi convive con la sofferenza di chi non ha diritto di parola, di chi non ha parola. D'altronde, è stato proprio grazie a questa trasmissione radio, che è possibile ascoltare anche in streaming, dunque in momenti diversi e comodamente dal proprio pc, che è nata la Rete Nazionale Operatori Sociali (RENOS). Ci ascoltavano altri colleghi e colleghe isolati nelle loro realtà e che per la prima volta, ci hanno detto, non si sono sentiti più soli, apprendendo che le problematiche sono molto trasversali e che la crisi del nostro mestiere tocca il nord come il sud. Oggi la nostra trasmissione si lega a temi della realtà locale ma siamo in contatto con diverse esperienze a livello nazionale, tra cui Let's di Bologna, Animazione Sociale di Torino, il gruppo Ed. Gli Asini, il lusso di pensare...abbiamo intervistato sociologi, politici locali e di altre regioni, accogliamo oggi anche contributi di colleghi di altri luoghi che possono tramite noi avere voce ed ogni settimana connettiamo la pagina fb alla nostra trasmissione per dare la possibilità a tutti i colleghi che lo vogliano di essere attivi e di mettersi in contatto con noi. Infatti ci arrivano in continuazione richieste di affrontare questo o quell'argomento, e sistematicamente diamo voce a tutti. In 5 anni siamo molto cresciuti anche nel modo di fare radio, strutturando la trasmissione secondo un orizzonte sempre più largo, che parte dalla realtà prettamente educativa che ci riguarda direttamente, per giungere ad un confronto complessivo col Welfare, nel segno di un'analisi critica ma spesso anche propositiva. Proponiamo chiavi di lettura a chi non riesce ad orientarsi perché i giornali non gli fanno conoscere cosa accade intorno. 

Il campo del sociale è vastissimo, comprendendo un'infinità di forme di assistenza alla persone. Quali sono - a parte quelli educativi - i servizi di cui vi siete occupati di più, sinora? 
Tutti, nessuno escluso. Chiunque - ovviamente una volta verificata la fondatezza della sua denuncia - può trovare spazio nella nostra trasmissione per contestare una situazione critica, di sfruttamento o semplicemente di contrazione delle risorse nel servizio in cui lavora. Ci siamo dunque occupati di minori, handicap, interventi nello scolastico e tanto altro ancora. E' da molto che non siamo più concentrati sui soli tagli. Per esempio, da qualche tempo seguiamo, insieme ad alcuni addetti ai lavori, l’evolversi delle vicende nel campo della psichiatria bolognese e nazionale (chiusura degli OPG, associazionismo di pazienti e famigliari, esperienze pilota, lotta alla contenzione fisica ecc.). 

I servizi educativi, che maggiormente vi vedono coinvolti, includono anche l'inclusione degli alunni disabili nelle scuole. Che tipo di rapporti avete sviluppato con i genitori di questi ultimi? 
Fin dall’inizio abbiamo cercato di tessere una rete fiduciaria con le associazioni di familiari (soprattutto nel campo dell’handicap) del territorio di Casalecchio. Una manifestazione popolare da noi indetta in quel territorio per contrastare la politica dei tagli, senza bandiere di partito né di sindacato, anche grazie all’adesione convinta di queste associazioni ha avuto un successo straordinario. Anche in radio ospitiamo, non di rado, familiari e utenti per dar loro voce, convinti come siamo che l’interesse della nostra categoria coincida con quello della persone verso cui prestiamo i nostri servizi: migliori sono le condizioni in cui ci troviamo ad operare, migliore risulterà la prestazione fornita. 

Prima avete parlato di interviste a politici, locali e non solo. In generale, nel vostro spazio radiofonico, come vi regolate rispetto alla loro presenza?
 
In trasmissione tutti hanno diritto di parola, non solo gli operatori sociali. Sono intervenuti più volte politici, amministratori, dirigenti, anche persone da cui siamo stati avversari in specifiche campagne politiche. Nessuna censura dunque, tutte le posizioni hanno diritto di parola, anche quelle che contrastiamo, purché si mantengano nell'ambito di una dialettica anche aspra ma civile. Poi, è chiaro, tutti sanno che noi siamo un collettivo di parte e tutti sanno da che parte stiamo. Questa trasparenza non può che garantire l’interlocutore. 

C'è un altro aspetto, poc'anzi accennato, su cui vorremmo tornare. Il modo in cui vi siete relazionati alla condizione degli operatori sociali di altre parti d'Italia...
 
In questi cinque anni di vita abbiamo visto nascere su altri territori esperienze simili alla nostra, da Ancona a Reggio Calabria, da Venezia a Napoli, da Rimini a Milano e ora anche a Roma: un unico grido di resistenza contro l’apparente ineluttabilità di una cultura del diritto che abdica, lasciando il posto allo stato sociale dell’elemosina, all’outlet della beneficienza. Tutti questi amici e compagni, non solo quelli appartenenti alla rete RENOS di cui siamo la voce ufficiale, sanno che questo programma è anche loro, li sentiamo spesso questi amici, questi colleghi e spesso diamo voce alle loro sofferenze, ai loro disagi. 

Bologna e la sua provincia vengono ancora indicate come aree del benessere, soprattutto in confronto ad altre zone della penisola più disagiate e prive di servizi. Sulla base della vostra esperienza e del confronto con altre realtà, quanto ritenete fondata questa opinione assai diffusa? 
Il fatto che in altre parti d’Italia per la situazione dei lavoratori del sociale, soprattutto a livello contrattuale, si possa in molti casi parlare di un vero e proprio sfruttamento di manodopera, non ci dispensa dal denunciare quanto, anche qui da noi, si vada inesorabilmente sgretolando, anno dopo anno, quel sistema di difese e di tutele delle fasce sociali più deboli che un tempo era il fiore all’occhiello del modello emiliano. In ambito socio-sanitario poi, non si può parlare di meno peggio oppure di meglio che niente: stiamo parlando di diritti fondamentali della persona, non di merce barattabile al mercato delle pulci. Aggiungiamo che il mito del buon welfare emiliano è crollato da un pezzo, proprio come le competenze di chi politicamente lo amministra e gestisce.
Fonte: Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma